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Omaggi natalizi e autovetture aziendali: circolare Oracon

In vista delle prossime festività natalizie, torniamo a riepilogare brevemente la normativa fiscale vigente in materia di omaggi.

Scadenze principali: 16 ottobre: versamento Iva mensile, ritenute, contributi previdenziali.

Omaggi natalizi

Omaggi a clienti di valore fino a 50 euro – il costo è integralmente deducibile e la relativa Iva è totalmente detraibile (art 19-bis1, comma 1 lettera h) del DPR 633/1972. La cessione gratuita di detti beni è esclusa da Iva (art 2 comma 2, n.4 DPR 633/1972) e pertanto non richiede l’emissione di alcun documento fiscale (fattura o ricevuta) anche se è consigliabile l’emissione di DDT con causale “Omaggio” per certificare l’identità del destinatario e quindi poter dimostrare l’inerenza della spesa rispetto all’attività aziendale.

Omaggi a clienti di valore superiore a 50 euro

Sono considerate spese di rappresentanza, ossia operazioni fornite gratuitamente al fine di divulgare, diffondere e consolidare l’immagine dell’impresa sul mercato. Tali spese sono deducibili dal reddito seguendo le seguenti norme:

  • ricavi fino a 10 milioni deducibili nel limite del 1,5%
  • ricavi oltre 10 e fino a 50 milioni deducibili nel limite del 0.6%
  • ricavi oltre 50 milioni deducibili nel limite dello 0,4%

La quota eccedente tali limiti è totalmente indeducibile. L’Iva delle spese di rappresentanza è detraibile.

Le spese di rappresentanza consistenti in spese relative a prestazioni alberghiere, alimenti e bevande sono deducibili nel limite del 75% del loro importo.

Omaggi a dipendenti

Il costo è integralmente deducibile ma la relativa Iva è totalmente indetraibile; l’omaggio in capo al dipendente non produce alcun effetto se di valore inferiore, nell’intero periodo d’imposta, ad euro 258,23. Superando detto limite il valore dell’omaggio concorre interamente a formare reddito imponibile.

Attenzione: nel calcolo della soglia di 258,23 euro vanno cumulate anche altre voci riconducibili alla fattispecie in esame (per esempio polizze assicurative extraprofessionali, fringe benefit).

Beni oggetto dell’attività dell’impresa – Vale quanto sopra riportato con le seguenti differenze:

  • l’Iva è sempre detraibile (a meno che non si scelga di non detrarla in acquisto per non assoggettare ad iva la cessione gratuita)
  • la cessione del bene è imponibile Iva (a meno che non si sia scelto di non detrarre l’Iva in acquisto).

Autovetture aziendali: adempimenti specifici per l’uso promiscuo al dipendente

In tema di auto aziendali, la fattispecie che richiede maggiore attenzione (proprio in quanto, come vedremo, riconosce ampi benefici fiscali) è quella per cui l’azienda acquista un’autovettura che assegna ad un dipendente affinché questo la utilizzi tanto ai fini aziendali quanto ai fini personali. Tale ipotesi, definita come “uso promiscuo” viene espressamente disciplinata dal comma 1, lettera b-bis), dell’articolo 164 Tuir.

Malgrado la norma non lo affermi specificamente, onde evitare che l’Amministrazione Finanziaria possa pensare ad una soluzione adottata per “superare” le importanti limitazioni imposte dal legislatore negli ordinari casi di utilizzo aziendale (attualmente è prevista la deducibilità dei costi di acquisto e di impiego del veicolo nella misura del 20%), è opportuno che detta fattispecie venga applicata nelle situazioni in cui il dipendente per le esigenze lavorative ha effettivamente la necessità di utilizzare una vettura (altrimenti l’uso promiscuo risulterebbe del tutto snaturato in relazione alle effettive finalità di tale previsione).

In fin dei conti, che senso ha attribuire al dipendente una vettura se poi con tale vettura vengono magari percorsi solo 5.000 o 10.000 chilometri annui? E magari il dipendente mai (o quasi mai) si sposta dalla sede per motivi di lavoro? Si tratterebbe di una soluzione antieconomica e, in quanto tale, oggetto di probabile contestazione nel caso di verifica (poiché il dipendente usa così poco l’autovettura, in fin dei conti ciò significa che non vi è alcuna necessità che egli l’abbia a disposizione in via continuativa).

Sotto tale profilo, ad una eventuale contestazione, si potranno certamente contrapporre argomentazioni difensive che, però, paiono da subito di modesto spessore. I costi dei veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti risultano deducibili nel limite del 70%.

La soluzione dell’auto concessa in uso promiscuo al dipendente, oltre ai benefici riconosciuti al soggetto concedente in termini di deduzione, determina tuttavia effetti reddituali in capo al dipendente beneficiario: a fronte della concessione per l’utilizzo della vettura, infatti, in capo al dipendente si genera un fringe benefit relativo all’utilizzo personale, che viene determinato in maniera forfettaria ai sensi dell’articolo 51 Tuir.

L’utilizzo da parte del dipendente, inoltre, deve essere dimostrato attraverso idonea documentazione. L’Amministrazione Finanziaria, con la circolare 48/E/1998, ha ritenuto necessario procedere alla integrazione del contratto di lavoro attraverso una clausola apposita (è quindi a tal fine necessario che l’azienda si confronti con il proprio consulente del lavoro per gestire correttamente la fattispecie, anche sotto il profilo degli aspetti formali).

L’applicazione di tale fattispecie, infine, è subordinata al requisito dell’utilizzo del dipendente per la maggior parte del periodo d’imposta: è quindi necessario stabilire un periodo minimo di utilizzo del dipendente, al fine di evitare concessioni fittizie di ridotta durata (quindi con un piccolo benefit tassato) al solo fine di fruire della importante deduzione al 70% dei costi della vettura.

Lo Studio è a vostra disposizione per ogni chiarimento: 030. 8920686/ 030. 826811.

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